Alpinismo

Conquista la vetta dell’Everest dopo aver subito l’amputazione delle gambe in Afghanistan

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Maria Sole Bosaia

L’Everest è più vicino da quando una persona doppiamente amputata ad entrambe le gambe ha raggiunto la sommità della famosa montagna.

L‘Everest è sempre stato un mitico Eden su cui piantare una bandierina per tanti alpinisti, ma anche per chi da terra vi guarda speranzoso. Di recente un uomo con una grave disabilità ha stabilito un record inimmaginabile lasciando tutti a bocca aperta. Ecco la sua avvincente e commovente storia.

Giungere sulla vetta dell’Everest non è cosa da tutti i giorni e infatti è necesaria una capillare e profonda preparazione solo per tentare. Un uomo con disabilità però non si è arreso davvero davanti a niente per dimostrare che tutto è possibile. Ecco cosa ha fatto e come.

Everest: nessuno ci avrebbe mai scommesso ma è successo davvero

La vicenda dell’intrepito Hari Budha Magar ha veramente dell’incredibile. Venerdì 19 maggio questo ex veterano dell’Afghanistan ha raggiunto 8.849 metri di altezza, ovvero l’Everest, la montagna più alta del mondo. Fin qui forse non ci sarebbe niente di particolarmente eclatante. Dal 1953, per la precisione dall’impresa di Edmund Hillary e Tenzin Norgay sono ormai quasi 6 mila le persone arrivate in vetta.

Il signor Magar però non è uno qualsiasi. Nel 2010 ha perso entrambe le gambe amputate sotto al ginocchio a causa di un ordigno esplosivo improvvisato durante la sua missione. La sua passione per la montagna però non risale a quel drammatico momento, ma a un retaggio dell’infanzia, di quando andava a scuola a piedi. In seguito l’alpinista ha lasciato il Nepal per arruolarsi a 19 anni nel reggimento Ghurka dell’esercito britannico.

Uomo disabile scala l’Everest, una straordinaria impresa-(Foto: Instagram @hari_budha_magar)-gentechevainmontagna.it

Già nel 2018 questo sognatore aveva cercato di portare a termine la sua avventura ma gli era stato impedito da una norma del 2017 che vietava agli scalatori non vedenti, con doppia amputazione e in solitaria di inerpicarsi sulle montagne. Cima più alta del mondo compresa ovviamente. Grazie al ricorso alla Corte Suprema di un giornalista, sostenuta anche dal veterano protagonista di questa vicenda, la situazione si è poi sbloccata.

L’amore per l’arrampicata ha aiutato questo eroe moderno a superare la dipendenza dall’alcol sviluppata dopo l’amputazione. All’Express ha confessato di aver cercato di uccidersi due volte. A ogni modo per affrontare la monumentale sfida ha indossato delle protesi particolari da lui soprannominate: gambe da Uomo Ragno. Magar ha dichiarato che quando scala usa gambe diverse e calze riscaldanti per non rischiare di perdere altri arti, cosa che non si può permettere.

L’avventuriero ha documentato i difficili passaggi della sua ascensione sulla sua pagina Instagram seguita da 11 mila follower. Qui ha spiegato gli ostacoli fisici e mentali superati, il freddo, il gelo, la fatica, il pericolo.  Quando finalmente è giunto sulla sommità ha gridato: “ce l’abbiamo fatta”, riconoscendo il sostegno del suo team per la buona riuscita. Nel corso di una telefonata satellitare ha dichiarato che è stata più dura di quel che immaginava e che hanno dovuto andare avanti a dispetto della sofferenza.

Se io posso scalare fino alla sommità del mondo chiunque, a dispetto della sua disabilità, può realizzare i suoi sogni” ha detto. Questa è la sua grande verità, un esempio per tutti. Mai rinunciare ai propri sogni, quelli che spesso ci tengono in vita.

Maria Sole Bosaia

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