Monviso 3841

Partenza da Castello (Pontechianale) in Val Varaita. Si prende il sentiero che risale il vallone di Vallanta. Giunti al bivio poco dopo Grange del Rio svoltare a destra e per la ripida mulattiera, al bivio successivo svoltare nuovamente a destra fino a raggiungere il bivacco Alessandra Boarelli.

Da qui costeggiare il lago e seguendo i bollini gialli raggiungere il bivacco Andreotti, dove non si può dormire, in quanto utilizzato solo per le emergenze dal soccorso alpino.

Qui, per chi vuole, ci si può imbragare per proseguire la salita in conserva, sempre seguendo i segni gialli fino alla vetta.

Ritorno per il percorso di andata.

Si può fare la gita anche in due giorni, dormendo al bivacco Boarelli. 

Rocca la Meja

Si sale in macchina tutta la Val Grana, arrivati al santuario di San Magno si gira a destra su una stretta strada asfaltata che porta al rifugio Fauniera, si prosegue in macchina fino al colle Fauniera e poi al Colle Valcavera, dove si lascia la macchina.

Da qui si prosegue a piedi, seguendo il sentiero che porta al Col Ancoccia. Si prosegue lungo il pianoro fino alla base di Rocca la Meja.

Da qui in poi è consigliabile indossare un caschetto, perché la roccia è instabile e visto che è una meta molto frequentata ci sono spesso cadute di pietre.

La via è molto evidente, ci sono alcuni passaggi con catene ma niente di troppo difficile.

Il ritorno segue il percorso di andata.

Brec de Chambeyron

Partenza dal campeggio campo base a Chiappera, si imbocca il ripido sentiero che porta alle cascate di stroppia, si supera il bivacco stroppia e il lago Niera… Poi spiana.

Si risale in leggera salita il vallone che porta al bivacco Barenghi, si supera e si continua fino a un bivio, a sinistra seguire le poco evidenti tracce che portano all’attacco della normale alla base del Brec de Chambeyron.

Da qui seguire i bollini e gli ometti fino in punta, facendo attenzione alla roccia, in alcuni punti poco solida. Poco sotto la vetta c’è un tratto più difficile, sono presenti spit per assicurarsi.

È consigliabile portare una corda da 30m, per fare un paio di calate nel tratto finale in punta, presenti anelli di calata. 

Il ritorno segue la via di andata. 

Pizzo Mater 3023 m.s.l.m

Partiti da Madesimo risaliamo le piste passando per il bosco e raggiungiamo l’Alpe Groppera. Da lì per prati e roccette risaliamo la dorsale che ci si presenta davanti fino a giungere una conca di neve. Risalita la conca con quale traverso e qualche ravanata raggiungiamo la cresta. Seguiamo poi la lunga cresta con alternarsi di sfasciumi e neve. (Neve a tratti marcia e rocce instabili nell’ultima parte, salita che non molla un attimo, panorama grandioso sulla valchiavenna, sul Pizzo d’Emet e le vette circostanti).

Canale Nord, Pizzo Poris

Partenza qualche ora prima della alba, da Carona, per trovare le migliori condizioni della neve, percorro tutta la lunga mulattiera fino a raggiungere il rifugio Calvi alle prime luci del mattino.
Successivamente, seguendo una buona traccia mi avvio a superare il lago rotondo li vicino, fino ad arrivare alle baite del Poris, e continuando sempre su neve già battuta, mi avvio alla base della lontana meta di giornata.
Arrivato alla base del famoso canale nord, seguo scrupolosamente vecchie tracce fino ad arrivare alla spalla terminale e seguendo poi verso ovest, da li, in breve arrivo al fil di cresta, un pò sfasciumata, sino alla vetta a breve distanza.
Scendendo dal medesimo percorso di salita, decido poi di concludere il lungo percorso, allungandolo (come se non fossi già stanco, ma ahimè avevo tempo) superando un comodo accesso nella dorsale del Pizzo del Diavolo e poi il passo Selletta, spesso tracciando su neve poco portante fino ad arrivare al lago del Diavolo, appena sopra il Rifugio Longo. Esausto, percorro la mulattiera in congiunzione al percorso di salita e dunque alla macchina.
Canale con neve diversa, ma bene o male: portante (fondamentale l’orario di salita), da affrontare con piccozze e ramponi. Tragitto comunque molto lungo, da percorre con una ottima preparazione fisica. Molto consigliati i ramponcini per il rientro a Carona, la mulattiera infatti è molto ghiacciata.
Nonostante la levataccia, grandissima soddisfazione per questa cavalcata Orobica! 😁
27 Km, 1800 m circa