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Trekking – 5 consigli per principianti

Il Trekking o escursionismo è un’attività a basso impatto che offre molti benefici fisici e mentali. Infatti, la prospettiva di fare una lunga escursione in una bella giornata può essere davvero eccitante. Soprattutto se si è alle prime armi con questa attività.

Ma a differenza del camminare su un sentiero dritto e stretto o su un tapis roulant, l’escursionismo comporta molte più variabili imprevedibili. Nonostante questo, la vista che si ha quando si è così in alto vale sicuramente lo sforzo.

Come principiante, ci sono molte cose che puoi fare per garantirti un’esperienza escursionistica piacevole. Ecco una lista ridotta dei 5 consigli essenziali per le escursioni.

Avere l’attrezzatura giusta

Avere un’attrezzatura adeguata è una parte essenziale dell’esperienza escursionistica. È la prima cosa a cui dovrete pensare, e l’ultima cosa che vorreste davvero trascurare.

Essere ben equipaggiati durante le escursioni è un modo cruciale per salvaguardare il tuo comfort, la tua resistenza e la tua sicurezza. Ma a volte può essere un po’ frustrante cercare di capire esattamente cosa bisogna portare con sé.

Dovresti fare una lista di tutte le cose che hai intenzione di prendere in base al tipo di viaggio che vuoi fare. In questo modo, sarete in grado di decidere cosa mettere in valigia esattamente. Questo significa che dovrai portare solo le cose necessarie e potrai evitare di mettere in valigia cose che non ti servono.

Alcune delle cose di base che dovrai portare con te includono vestiti adatti alle condizioni atmosferiche, uno zaino resistente, un sistema gps per escursioni e molto cibo e acqua.

Informatevi sulla zona

Non c’è bisogno di nessuna abilità speciale per poter fare escursioni. Tutto ciò che è richiesto è la capacità di camminare e la conoscenza di dove ci si trova. Pertanto, è importante avere familiarità con la zona in cui si fa l’escursione.

Dovresti prenderti un po’ di tempo per capire il tuo piano d’azione per la tua escursione. È anche un’ottima idea fare qualche ricerca sul sentiero che hai intenzione di intraprendere.

Cerca di capire alcune delle parti più tecniche del terreno incluso nella tua escursione, compresa l’elevazione e la ripidità. In questo modo, avrai un’idea di cosa aspettarti e sarai in grado di prepararti.

Potresti anche leggere opinioni e recensioni reali di altre persone che ci sono già state.

Vai con amici

Se vuoi sentirti più sicuro e alleggerire la tua mente durante le tue prime escursioni, potresti arruolare uno dei tuoi amici.

Idealmente, dovrebbero avere una certa esperienza di escursioni in modo da non andare completamente alla cieca. Questo ti permetterà anche di limitare i potenziali rischi e le difficoltà dell’escursione che potresti incontrare lungo la strada. Tuttavia, questa non è una regola ufficiale.

Affidarsi a qualcun altro durante le parti difficili dell’escursione è qualcosa che sicuramente apprezzerai quando ti imbarcherai sul sentiero.

Rimani idratato

L’escursionismo può essere divertente – ma non fatevi ingannare dai bei panorami! A volte può essere senza dubbio un’attività cardio impegnativa, soprattutto se sei un principiante dell’attività.

Di conseguenza, devi assicurarti di bere abbastanza acqua per mantenere alti i tuoi livelli di resistenza. Sembra qualcosa che dovrebbe essere relativamente facile da fare, ma potresti essere sorpreso di scoprire che non molte persone sanno come idratarsi adeguatamente durante un’escursione.

Ecco alcuni dei migliori consigli:

  • Bevi qualche bicchiere d’acqua o bevi una bevanda sportiva direttamente prima dell’escursione.
  • Evita la caffeina perché può aumentare la perdita di liquidi.
  • Se stai facendo un’escursione in una giornata particolarmente calda e stai sudando molto, punta a bere tra gli 800 e i 1000 ml di acqua ogni ora.

Inizia con percorsi brevi e facili

Per il tuo comfort e la tua sicurezza di principiante, dovresti scegliere un percorso più facile e adatto a un’escursione giornaliera. Alla fine, con il tempo e la pratica, sarai in grado di affrontare percorsi più difficili. Ma poiché il tuo corpo non è probabilmente abituato a un’attività fisica così impegnativa, iniziare con percorsi brevi e facili è il modo migliore di procedere.

Scegli un percorso di trekking che sia pianeggiante e lungo circa 10-12 km. Assicurati anche di stare lontano da terreni rocciosi e ripidi perché sono molto difficili da percorrere.

Queste sono solo alcune delle cose che devi tenere a mente quando fai un’escursione. Se seguirai questi consigli, avrai ogni volta un allenamento piacevole e senza stress!

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Foliage e trekking, gli itinerari più belli d’Italia

T-shirt e felpe per amanti della montagna!

Foliage e trekking, gli itinerari più belli d’Italia

L’arrivo dell’autunno, accompagnato dai suoi capricci meteorologici, porta gli appassionati di montagna e outdoor a vivere una fase di malinconia, carica dei ricordi dell’estate appena trascorsa. Una sensazione destinata a scomparire alla vista delle prime sfumature autunnali dei boschi. Il foliage, uno dei fenomeni naturali più suggestivi e fotografati al mondo, rappresenta una ragione perfetta per mettersi in cammino. Andiamo allora a scoprire le mete migliori lungo lo Stivale in cui organizzare dei trekking autunnali. Ma prima, acculturiamoci un po’!

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Foliage è un termine francese?

La risposta è no. Foliage è un termine di origine inglese, in uso dal XII secolo, che deriva a sua volta dal termine francese feuillage. Pertanto la pronuncia corretta non è ‘fɔˈljaʒ’ (tipo fromage) ma ‘foʊliɪdʒ’ con accento sulla prima sillaba e “a” muta. Il suo significato è letteralmente “fogliame”. Difatti l’espressione corretta da utilizzare per indicare le foglie che cambiano colore prima di cadere alle porte dell’inverno sarebbe “fall-foliage”, il fogliame dell’autunno.

 

Qual è l’origine scientifica del foliage?

Le colorazioni assunte dalle foglie in autunno derivano da processi biologici a carico dei pigmenti fogliari. L’accorciamento delle giornate e l’abbassamento termico inducono un arresto nella produzione di clorofilla, responsabile del colore verde delle fronde. Emerge così il colore degli altri pigmenti accumulati nei tessuti, come i carotenoidi (responsabili delle sfumature dell’arancio) e i flavonoidi (sfumature rosso –violacee). Secondo alcuni studiosi, il viraggio di colore fungerebbe anche da deterrente per alcuni insetti nocivi, che sarebbero portati a interpretare i colori accesi assunti dalle foglie come un segnale di pericolo.

Da evidenziare che non tutte le piante presentino tale fenomeno, che è caratteristico solo di un quarto delle specie caducifoglie.

Il periodo migliore per ammirare il foliage

Le variazioni cromatiche dei boschi rappresentano un processo graduale che ha inizio nel mese di settembre per raggiungere l’apice tra ottobre e novembre. Verso dicembre la caduta delle foglie porta alla conclusione dello spettacolo di colori. Difficile dire a priori quali siano i giorni o le settimane migliori per ammirarlo. Anche perché il fenomeno subisce variazioni annuali nella medesima località in funzione dell’andamento climatico dell’anno. Molteplici località dispongono però di webcam, che possono aiutare a distanza a verificare lo stadio di arrossamento delle foglie.

I luoghi migliori dove ammirare il foliage in italia

A livello globale, le località che annualmente attraggono il numero maggiore di turisti armati di macchina fotografica pronti ad immortalare le sfumature del foliage sono
Canada, Giappone

Senza andare lontano, l’Italia in autunno vede i versanti di Alpi e Appennini diventare un caleidoscopio di colori.

I boschi italiani più belli in autunno

Non è certamente facile identificare i boschi più belli d’Italia ove ammirare il foliage. Una scelta naturalmente affetta dalla soggettività. Prendiamo dunque quella che segue come una selezione di località suggestive, una per ogni regione italiana, perfette per trekking autunnali.

  1. Valle d’Aosta – Val Ferret – Ai piedi del Monte Bianco è possibile ammirare meravigliosi boschi di larici. Un percorso consigliato è la pista forestale raggiungibile dalla frazione di Lavachey in direzione del rifugio Bonatti.
  2. Piemonte – Parco Nazionale Gran Paradiso – Lo stesso Ente Parco consiglia sul versante piemontese di esplorare il sentiero del vallone del Roc, sopra Noasca (TO). Qui è preservato uno degli ultimi boschi di faggio della zona.
  3. Lombardia – Val Masino – Il bosco più affascinante si raggiunge da Filorera, frazione del comune di Val Masino (SO) procedendo in direzione di Bagni di Masino. Si tratta di una stupenda faggeta che ospita alberi monumentali di oltre 200 anni di età.
  4. Liguria – Parco Regionale del Monte Beigua – Sono molteplici i percorsi escursionistici che si snodano sui versanti del Beigua. Mete autunnali più consigliate sono la foresta della Deiva a Sassello, la strada megalitica che parte da Alpicella (Varazze) attraversando una meravigliosa faggeta, l’itinerario che da Masone conduce a Forte Geremia.
  5. Trentino – Val di Non – In Val di Non ogni luogo è perfetto per ammirare il foliage, ma puntando al lago di Tovel, piccola perla del Parco Naturale Adamello Brenta, non si sbaglia mai.
  6. Alto Adige – Val di Funes – La valle, al cospetto della catena montuosa delle Odle, è un vero e proprio quadro all’aperto in autunno.
  7. Friuli-Venezia Giulia – Val Degano e bosco bandito – La Val Degano è una delle sette valli della Carnia. Un angolo di Friuli dove esplorare boschi e borghi. In autunno diventa particolarmente suggestivo il bosco bandito che sovrasta la frazione di Gracco (UD), foresta curata un tempo dalla Repubblica di Venezia, che ne utilizzò il legname per costruire navi e palafitte.
  8. Veneto – Bosco del Cansiglio – Il Cansiglio è un altopiano circondato da monti, tra cui il Monte Cavallo e il Pizzoc, che si estende tra le province di Treviso, Belluno e Pordenone. In autunno la foresta demaniale regionale del Cansiglio si trasforma in una meravigliosa tavolozza in cui le sfumature rossastre dei faggi si mescolano al verde degli abeti.
  9. Emilia Romagna – Boschi di Carrega – I Boschi di Carrega, a 15 km da Parma, sono il luogo ideale dove osservare il foliage tra castagni, querce e faggi.
  10. Umbria – Monti Sibillini – Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, a cavallo tra Umbria e Marche, è caratterizzato da alte vette e boschi di aceri, faggi e pini. Un bosco in particolare scenografico in autunno è rappresentato dalla faggeta di Castelsantangelo sul Nera.
  11. Marche – Faggeta di CanfaitoLa Faggeta di Canfaito fa parte della Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, nel territorio di San Severino Marche (MC). Qui i faggi centenari (fino a 500 anni) in autunno si accendono di colori.
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  1. Toscana – Parco nazionale delle Foreste Casentinesi – Le colline del Casentino, ricoperte di una folta vegetazione, diventano magiche in autunno. Il luogo più noto dove ammirare il foliage è la cima del Monte Penna sopra la Foresta della Lama, raggiungibile dal Passo dei Fangacci.
  2. Abruzzo – Parco della Majella, bosco di Sant’Antonio – L’arrivo dell’autunno è sicuramente un motivo valido per visitare il bosco di Sant’Antonio, a 1300 metri di quota, raggiungibile in pochi minuti d’auto da Pescocostanzo (AQ). È qui possibile compiere l’anello del Bosco, partendo dal piazzale antistante la scuola di sci di Pescocostanzo. Il sentiero numero 10 si snoda nella faggeta per 4 km, consentendo di raggiungere in un’ora di cammino l’Eremo di Sant’Antonio.
  3. Lazio – Faggeta del Cimino – Un bosco di faggi secolari con un’estensione di circa 50 ettari a pochi chilometri da Soriano nel Cimino (VT). La faggeta riveste il Monte Cimino, l’altura più alta della catena dell’Antiappennino laziale dei Monti Cimini (1.053 m).
  4. Molise – Oasi WWF di Guardiaregia e Campochiaro – Un angolo di paradiso, in cui passeggiando tra cascate e abissi, è possibile ammirare i colori dei rigogliosi boschi di querce, abeti, castagni e betulle.
  5. Campania – Monti Picentini – Il Parco Regionale dei Monti Picentini si estende tra la provincia di Avellino e quella di Salerno. Gli alberi di questa zona sono in prevalenza faggi, cerri, aceri, ontani, castagni. Un luogo ideale per una passeggiata in montagna a due passi dal mare.
  6. Puglia – Foresta Umbra (FG) – Situata nel cuore del Gargano, la Foresta Umbra ospita boschi di faggi secolari, aceri e querce che si accendono in autunno. Passeggiando lungo gli itinerari che accompagnano gli escursionisti tra faggi, tassi, cerri, aceri, agrifogli e carpini, è possibile scoprire esemplari secolari, quale lo Zeppino dello Scorzone, un pino d’Aleppo di ben 700 anni che veglia sulla strada tra Peschici e San Menaio.
  7. Basilicata – Parco del Pollino – Nel Parco più esteso d’Italia, l’autunno porta con sé uno spettacolo cromatico indimenticabile, in cui il rosso degli aceri si mescola al giallo dei faggi e al verde dei pini.
  8. Calabria – Parco Nazionale della Sila – Aceri, pioppi, faggi e castagni accendono nei mesi autunnali il Parco di meravigliose sfumature. Tra i numerosi itinerari possibili da non perdere è l’anello della Sila Piccola che parte dalla Località Tirivolo vicino Zagarise (CZ). Un itinerario che si sviluppa tra boschi di faggi secolari.
  9. Sicilia – Monti Nebrodi – Nella Sicilia orientale si snodano lungo la Dorsale dei Nebrodi 63 km del Sentiero Italia. Un percorso che consente di ammirare boschi di faggio, cerro e acero, scoprendo qui e là dei laghetti e stagni naturali d’alta quota.
  10. Sardegna – Bitti, Barbagia – La Barbagia è una subregione storica della Sardegna centrale che geograficamente si estende dal massiccio del Gennargentu fino all’Ogliastra. In autunno gli abitanti dei borghi aprono le proprie case ai visitatori accompagnandoli in un percorso enogastronomico ed artistico sensazionale. Per gli amanti dell’escursionismo si consiglia Bitti, località di partenza di numerosi sentieri che attraversano boschi ricchi di cascate e laghetti.

Trekking nel foliage. Attenzione ai capricci dell’autunno

L’autunno è una stagione di passaggio, in cui temperature e meteo cambiano repentinamente. È dunque bene partire equipaggiati al meglio per un trekking, sempre dopo aver dato un attento sguardo alle previsioni meteo. Di seguito una serie di consigli per partire in sicurezza.

  1. Attenzione al meteo. Controllare le previsioni anche fino all’ultimo minuto!
  2. Calcolare bene i tempi. In autunno le ore di luce diminuiscono progressivamente e al calare della sera anche le temperature crollano. È bene dunque programmare una uscita considerando attentamente le distanze e i tempi di percorrenza.
  3. Abbigliamento: impermeabile e caldo. Consiglio più semplice è vestirsi a strati. Quindi sì alle t-shirt traspiranti ma senza dimenticare di portare con sé un pile e una giacca impermeabile da usare come guscio. Pantaloni lunghi e impermeabili. Sempre bene mettere nello zaino guanti, berretto…e frontale! Anche una coperta isotermica, che pesa e ingombra poco, può essere una buona idea.
  4. Scarponi da trekking. Stop alle scarpe basse da escursionismo leggero. Qui tocca affrontare fango e umidità! Non sono ancora necessari gli scarponi invernali ma è bene dotarsi di calzature alte alla caviglia, antiscivolo, meglio se impermeabili.
  5. Ramponi e ramponcini? Prima di partire per trekking in quota, è consigliabile informarsi sulle condizioni dell’itinerario visitando forum o contattando eventualmente dei rifugi della zona. Per stare più tranquilli ci si può dotare di ramponcini leggeri. Ricordando che non siano idonei a pendii ripidi su ghiaccio o neve, ma perfetti per sentieri con pendenze modeste. È bene tenere a mente che anche a quote di media e bassa montagna le temperature notturne possono portare a gelate su sentieri. Fate attenzione soprattutto di prima mattina e in zone d’ombra.

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Le strane nuvole che sembrano disegnate da Van Gogh.

Le strane nuvole che sembrano disegnate da Van Gogh.

E’ di qualche tempo fa, ma è stata ripresa recentemente da alcuni social americani.

 

E’ un raro fenomeno atmosferico noto col nome di onde di Kelvin-Helmholtz quello che ha permesso a una fotografa della Virginia di catturare delle nuvole che ricordano molto il quadro “Starry Night” si Van Gogh.

Ami Christie Hunter ha scattato questa foto sopra le Smith Mountains in Virginia occidentale.

Le onde di Kelvin-Helmholtz si manifestano quando lo strato superiore di aria si muove una velocità superiore rispetto allo strato inferiore, in questo modo lo strato superiore scava quello inferiore creando questa particolare forma ad onda, simile ad onde oceaniche. Questa formazione atmosferica di solito è segnale di turbolenze che possono creare problemi agli aerei che si dovessero trovare ad attraversarle.

Ci sono rari video di queste particolari nuvole, ma forse la rappresentazione più famosa di tutte è il dipinto di Van Gogh “Starry Night”, dipinto dal genio olandese mentre era ricoverato nell’ospedale psichiatrico d Saint Paul de Mausole a Saint Rémy de Provence .

Il quadro, forse il più famoso di Van Gogh, si trova ora nel museo di arte moderna di New York MoMa.

 

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Maiella, precipitano durante un’escursione. In corso il recupero dei corpi

Maiella, precipitano durante un’escursione. In corso il recupero dei corpi

Scivolati sul ghiaccio “vetrato” durante un’escursione in località Rava del Ferro.

Il Soccorso Alpino sta procedendo al recupero dei corpi.
A chiamare i soccorsi e dare l’allarme son stati i due compagni di escursione, che a loro volta sono stati trasportati in ospedale.

E’ di pochi minuti fa l’appello della Scuola Franco Alletto del CAI sulla prudenza in montagna, specialmente durante le prime nevi della fase di transizione Autunno-inverno che portano alla formazione di ghiaccio vetrato, che espone al rischio di scivolamenti ad alta velocità.

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Annapurna. L’impressionante video del salvataggio dell’alpinista malese.

Il 26 Aprile 2019, una squadra di salvataggio della Seven Summits Trek ha portato in salvo l’alpinista malese Wui Kin Chin, disperso dopo aver raggiunto la vetta dell’Annapurna. .

Le fasi del salvataggio sono state riprese in un video che mostra tutte le difficoltà e le condizioni critiche in cui una squadra di salvataggio deve operare a quelle quote.

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Annapurna. Ritrovato vivo l’alpinista disperso.


Wui Kin Chin individuato dall’elicottero questa mattina a quota 7500m

Un team di Sherpa, guidato da Nirmal Purja, ha individuato l’alpinista malese
Wui Kin Chin, disperso sull’Annapurna a quota 7500m.

La squadra di soccorso della Seven Summit Treks, ora a quota 7000 dopo aver aiutato l’uomo esausto sta puntando a campo 3 a 6500m.

Il 49enne malese era disperso dal 23 Aprile durante la discesa dagli 8091m.

Un elicottero lo aveva localizzato questa mattina mentre faceva segno ai soccorritori con le braccia. La squadra di soccorso è stata trasportata a campo 3 e ha iniziato la risalita verso campo 4 affrontando forti venti.

Mingma Sherpa, presidente della Seven Summit Treks ha dichiarato che l’alpinista sta abbastanza bene e sperano di riportarlo giù in elicottero da campo 3 per domani mattina.

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Ritrovati i corpi di Hansjörg Auer, David Lama e Jess Roskelley. Recuperata foto da smartphone, erano arrivati in vetta.

L’agenzia governativa che si occupa di gestire le aree naturali canadesi, Parks Canada, ha diramato un comunicato dove informa del ritrovamento dei corpi dei tre alpinisti che stavano tentando di scalare la parete est del Howse Peak, che si trova nella catena delle Montagne Rocciose canadesi.


L’ultimo scatto postato da David Lama prima dell’allarme – Foto FB @David Lama

Hansjörg Auer, 35, David Lama, 28, e Jess Roskelley, 36 sono rimasti vittime di un incidente causato dal distacco di una valanga il 17 Aprile. Un elicottero del soccorso si è subito alzato in volo individuando i segni di una valanga e avvistando del materiale di arrampicata nella zona.

Nel recupero è stato ritrovalo lo smartphone di Jess Roskelley in cui è stata trovata una foto scattata alle 12:43, dove i tre si trovavano in vetta, sorridenti e con un intenso cielo blu sullo sfondo.

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Dispersi in Canada David Lama e Hansjoerg Auer

Ore di angoscia per gli alpinisti austriaci David Lama, Hansjoerg Auer e l’americano
Jess Roskelley che risultano dispersi sotto una valanga abbattutasi in Canada il 16 Aprile.

A quanto riferisce il portale di notizie legate al mondo dell’alpinismo
Tiroler Tageszeitung non è stato sufficiente neanche l’impiego di un elicottero che si è alzato in volo per perlustrare la zona.

David Lama 28enne di madre austriaca e padre nepalese è uno degli arrampicatori più forti in circolazione, con ripetizioni celebri come quella della via Maestri al Cerro Torre del 2012.

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Fanno un barbecue ed incendiano bosco, 13 milioni di multa. Decise le sanzioni per l’incendio del Monte Berlinghera.

Conto salato per i due 22enni indagati dalla procura di Como, che durante il capodanno 2018-2019 hanno organizzato un barbecue alle pendici del Monte Berlinghera a Sorico, causando la distruzione di 1000 ettari di bosco.

La sanzione amministrativa è stata decisa in base a delle tabelle ministeriali che tengono conto degli ettari distrutti.

L’incendio è divampato il pomeriggio del 30 Dicembre e sono state necessarie due settimane e l’impiego di numerosi uomini e canadair per domarlo.

A causa delle fiamme sono andati distrutti 350 ettari di conifere, 650 di latifoglie alcuni caseggiati e baite.

Alcune segnalazioni hanno permesso di avviare le indagini verso un punbto di cottura in prossimità di una baita dove si stava preparando la brace. Le condizioni del vento di quel giorno hanno fatto il resto, portando all’innesco di principi di incendio, poi fuori controllo, della vegetazione circostante.

Oltre al piano amministrativo l’indagine prosegue anche su quello penale visto che i giovani sono accusati di incendio boschivo e di negligenza nel momento dell’accensione della griglia, viste le condizioni di vento sostenuto e di siccità della vegetazione limitrofa.

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Intervista ad Alex Txikon, seconda parte: cosa è successo realmente a Nardi e Ballard

Il sito explorersweb ha pubblicato la seconda parte dell’intervista a Alex Txikon, protagonista delle operazioni di ricerca della cordata Nardi-Ballard sul Nanga Parbat.

Angela Benavides, giornalista della testata online, ha intervistato Alex chiedendo ulteriori dettagli sullo svolgimento delle operazioni, i rischi e le aspettative.

Qui di seguito pubblichiamo la traduzione dell’intervista, consultabile nella versione originale cliccando qui.

Intervista a Alex Txikon

L’aspetto più discusso della spedizione invernale di Alex Txikon sul K2 non è riferito a quella montagna, ma alle operazioni di salvataggio sul Nanga Parbat, quando Txikon e la sua squadra hanno lasciato il campo base del K2 con uno snervante viaggio in elicottero attraverso una zona di guerra, equipaggiati di un telescopio, tre potenti droni e solo una flebile speranza di trovare Daniele Nardi e Tom Ballard ancora vivi, visto che i due erano ormai dispersi da una settimana. I giorni successivi si sono rivelati una vera avventura, con il tragico epilogo che il mondo alpinistico conosce bene.
Qui di seguito Txikon ci racconta quei giorni difficili.

Mi dispiace fare questa domanda, ma quando siete partiti per il Nanga Parbat, siete partiti per cercare i corpi o avevate veramente la speranza di trovare Nardi e Ballard vivi?

All’inizio non ero molto preoccupato, pensavo che la mancanza di contatti fosse dovuta a qualche problema tecnico. Nardi aveva un vecchio telefono satellitare Thuraya che spesso non funzionava. Due giorni più tardi ho iniziato a preoccuparmi veramente. Quando siamo partiti per le operazioni di ricerca sapevamo che le speranze erano minime. Abbiamo comunque mantenuto un barlume di speranza dentro di noi. Pensavo, o mi sforzavo di pensare “E se fossero bloccati da qualche parte ma con abbastanza energie da sopravvivere per più di una settimana?”, “E se la loro vita fosse ancora attaccata a un filo?”. Sarebbe stato un miracolo, e noi speravamo proprio in quel miracolo. E’ difficile da spiegare e ho centinaia di messaggi sul mio cellulare dove ci dicono che eravamo pazzi a rischiare la vita per cercare dei corpi, perfino la fidanzata di Ballard, Stephanie, disse che sapeva che Tom sicuramente non ce l’aveva fatt. Ma la famiglia di Nardi aveva ancora delle speranze e non ho potuto deluderli.

E’ per questo che hai rischiato la vita? Per non deludere i famigliari di Daniele Nardi?

Vai, perché sai che è la cosa giusta da fare. E anche perché sinceramente, vorrei che se capitasse a me di essere di essere disperso, qualcuno venga a cercarmi. E’ stato tutto veloce, il Dottor Josep Sanchis ha preparato tutto, abbiamo preso i droni e il telescopio e siamo partiti.

A proposito di rischiare la vita, il volo in elicottero attraverso una zona interdetta durante il conflitto con l’India deve essere stato rischioso come le valanghe sul Nanga.

Si, abbiamo avuto paura. La zona era completamente chiusa al traffico aereo e hanno lasciato decollare solo il nostro elicottero. I piloti erano molto nervosi, si aspettavano che gli indiani avrebbero aperto il fuoco. Dicevano che colpire un elicottero è molto facile perché è lento. 

Alex Txikon mentre spiega a Angela Benavides le operazioni di soccorso. foto di Explorersweb

All’inizio si diceva che la spedizione di Braun si sarebbe occupata delle operazionidi soccorso, cosa è cambiato?

Sono state vagliate tutte le opzioni. Ero in contatto con molte persone, compresi il canadese Louis Rousseau e Agostino da Polenza un amico di Daniele, che ha chiesto a Ali Saltoro di riuscire a mandare degli aiuti al Nanga Parbat. Quando l’ambasciatore italiano e il fratello di Daniele mi hanno chiesto di andare, ho detto si.

Era il quinto tentativo di Nardi sul Nanga Parbat. E’ possibile che fosse così preso dal riuscire a scalare questo suo grande progetto da abbassare la guardia?

Nardi era ossessionato dal Nanga Parbat ed era testardo. Ma non era un principiante o un irresponsabile. Sapeva esattamente cosa stava facendo. Ho visto come hanno allestito i campi avanzati. Erano perfetti, ben equipaggiati e pronti per una scalata ben pianificata.

Daniele Nardi e Tom Ballard, nell’ultima foto inviata dal campo avanzato.

Tuttavia qualcuno ha detto che lo Sperone Mummery è troppo pericoloso, quasi un suicidio.

Non ne sarei così sicuro. Ne conosceva ogni centimetro, Guardi, per la mia esperienza lì, la via era di certo molto pericolosa ed esposta a valanghe durante le ore centrali della giornata, perché le temperature cambiano drasticamente sul Nanga Parbat. M la mattina presto e dal pomeriggio inoltrato in poi, nessun problema, Non è caduto nulla.

Quando ha avvistato i corpi?

Il 5 Marzo. Quando abbiamo inviato il drone però si è scaricata subito la batteria ed è caduto lontano. Non ci siamo potuti avvicinare ai corpi per il pericolo valanghe. Abbiamo aspettato fino alla mattina successiva e li abbiamo avvistati chiaramente col telescopio. Abbiamo subito avvisato la famiglia. Non abbiamo pubblicato foto. L’unica è stata condivisa dall’ambasciatore italiano Pontecorvo ed è stata sfocata di proposito per evitare di mostrare troppi dettagli.

Anche se l’immagine era sfocata, non sembravano comunque essere stati travolti da una valanga.

Non sono stati travolti. Da lontano abbiamo visto che la corda sopra di loro era tesa. Non lo posso dire con sicurezza, ma ho l’idea che o sono caduti, o forse, causa il freddo e la stanchezza, sono rimasti assiderati quando la temperatura è crollata dopo il tramonto. Comunque sia una tragedia.
Subito dopo il mio ritorno ho fatto visita alla famiglia di Daniele in Italia e hanno organizzato una bellissima cerimonia di commemorazione.Non lo so … mi ha fatto riflettere su molte cose. Sa, ho tenuto in braccio suo figlio di 6 mesi e non ho potuto fare a meno di chiedermi se fosse il caso di andare sul Nanga Parbat con un figlio così piccolo … Non so cosa dire. E’ molto triste.

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Bloccato dalla neve chiama i soccorsi sulla ferrata d’Oropa. Lo trovano in maglietta e pantaloncini.

Gli uomini del soccorso alpino, intervenuti dopo una chiamata di soccorso sulla ferrata Nito Staich, si sono trovati a soccorre un ragazzo bloccato dalla neve vestito in maglietta e pantaloncini.

Per aiutare i soccorsi il diretto re degli impianti di Oropa ha rimesso in funzione gli impianti di risalita al di fuori degli orari di apertura.

Il ragazzo, un escursionista di Biella, si è giustificato dicendo che non si aspettava tutta quella neve.

Il percorso che il ragazzo stava affrontando, fanno sapere i gestori degli impianti, è fattibile anche in presenza di neve, a condizione di avere la giusta attrezzatura.

Purtroppo non è raro vedere in ambienti montani serviti da impianti di risalita, persone con attrezzatura e abbigliamento non adeguati. Gli esempi delle persone sul Monte Bianco che salgono direttamente in quota con i nuovi impianti e si avventurano sui ghiacciai in Superga parlano chiaro.

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Carlo Alberto Pinelli, presidente di Mountain Wilderness definisce il concerto di Jovanotti “Diseducativo ed arrogante”

Come saprete da qualche giorno imperversa la polemica tra la leggenda dell’alpinismo Reinhold Messner e il cantante Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti.

Polemica iniziata dalla decisione di organizzare una tappa del Jova Beach Party al Plan de Corones in provincia di Bolzano a 2275 metri e proseguita con un carosello di dichiarazioni tra gli organizzatori, gli sponsor e lo stesso Jovanotti.

Anche Carlo Alberto Pinelli, presidente onoraio di Mountain Wilderness, associazione che ha come scopo la difesa del patrimonio naturale e culturale della montagna, si è espresso in merito. Riportiamo la sua dichiarazione.



Il cantante Jovanotti sostiene che nella scelta dei luoghi in cui si possono organizzare grandi concerti un posto vale l’altro. Dal punto di vista strettamente geografico forse ha ragione. Una grande piazza, una prateria, una spiaggia, una elevazione montana fanno tutte parte allo stesso modo dell’ambiente fisico in cui il formicaio degli umani si muove e interagisce. Ma Jovanotti ha torto marcio se si tengono in considerazione le aspettative che ciascuno di quei luoghi suggerisce e stimola, le loro diverse vocazioni culturali, gli investimenti affettivi e esistenziali che essi possono propiziare. In poche parole: il loro significato autentico. Un significato derivato da un indissolubile intreccio di valori estetici, etici, storici, comportamentali, psicologici.
Tutti sappiamo benissimo che non è la stessa cosa trovare una lattina di birra dimenticata sulle gradinate di uno stadio o abbandonata in un bosco o su una vetta montana. In questi ultimi due casi basta la presenza di quel cilindretto di alluminio ammaccato per incrinare la magia del luogo, rendendo di conseguenza più povera l’esperienza di chi ha speso energie e tempo per trovare nell’ incontro con quegli spazi silenziosi e deserti una parte dimenticata di se stesso. Ma – Jovanotti e i suoi accoliti obietteranno- solo una minoranza dei nostri simili cerca quegli incontri . La maggioranza dei cittadini se ne sbatte della natura incontaminata e del messaggio che essa sussurra sottovoce in chi le si avvicina in punta di piedi, a cuore aperto. E allora? Allora noi crediamo che una società davvero civile dovrebbe essere in grado di comprendere e rispettare i bisogni immateriali delle sue minoranze, anche se la maggioranza non ne riesce ancora a individuare fino in fondo le ragioni. Ripetiamo per l’ennesima volta un esempio forse banale: possiamo essere atei, ma dovremmo tutti combattere con le unghie e con i denti per non permettere che una chiesa, anche se ormai frequentata da un esiguo pugno di fedeli, venga trasformata in una discoteca, affollata da un pubblico ben più numeroso. Chi non è in grado di afferrare la differenza non è degno di chiamarsi civile.  Si badi bene: non lo sosteniamo solo noi; lo dice a chiare lettere anche la Costituzione italiana e la stessa preoccupazione è implicita in tutte le leggi promulgate per tutelare gli ambienti naturali di particolare pregio: parchi nazionali e regionali, SIC, ZPS, Natura 2000 ecc.
Nel caso specifico di cui ci occupiamo ora, esiste certamente e ha un certo peso una seconda obiezione: Plan de Corones in Alto Adige è un pezzo di montagna già spogliato in gran parte del suo significato originario a causa di impianti per lo sci altamente invasivi ed anche – duole dirlo – del recente museo (per altro di alta qualità artistica) voluto da Reinhold Messner e progettato dalla grande architetta Zahia Hadid. Basta questo per dare il via libera all’ assalto progettato dal baldo cantante italiano e dai suoi sponsor?
Ne dubitiamo. Plan de Corones, sebbene sfigurato e in vari modi umiliato, resta comunque un luogo montano e come tale continua a rispecchiare simbolicamente (seppure a livello paradossale) quello che è il messaggio della montagna. Le folle in delirio che dovrebbero assistere al concerto vedranno tutt’intorno i profili di altre montagne e saranno portati a considerare lecito – anzi auspicabile – la loro trasformazione nel fondale pittoresco e senz’anima di un rumoroso palcoscenico di inequivocabile ( e non esportabile) connotazione urbana. Salta agli occhi di chiunque sappia usarli il carattere profondamente diseducativo di iniziative di questo tipo. Diseducativo e arrogante: ennesimo affronto escogitato dagli impiantisti per mercificare la montagna, soffocando la percezione dei valori che, attraverso il respiro della natura, possono arricchire di senso la nostra vita.