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Come leggere una cartina topografica per orientarsi in montagna

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Alessandro Bolzani

Anche nel 2023 la cartina topografica resta uno strumento essenziale per orientarsi in montagna. Quando ci si trova ad alta quota, infatti, non è sempre possibile affidarsi al 100% al GPS (che comunque rimane uno strumento molto utile, soprattutto se ci si orienta verso i modelli avanzati) e avere a portata di mano qualcosa di tangibile e accurato può tornare molto utile. Leggere una cartina topografica non è però immediato, perché sono presenti alcuni dettagli tecnici che si possono interpretare solo se si è in possesso di alcune nozioni. In questo articolo cercheremo di fornirvele nel modo più chiaro possibile.

Immagine di pubblico dominio

Cartina topografica, a cosa serve?

Innanzitutto è importante capire a cosa serve di preciso una cartina topografica. Come spiega il dizionario si tratta di “una rappresentazione in base a una scala delle planimetrie e dei rilievi di una determinata zona della superficie terrestre”. In parole più semplici, quel che è rappresentato è il territorio visto dall’alto. Usare la cartina permette quindi di orientarsi, capire la tipologia dell’area nella quale ci si trova e sapere in anticipo quali ostacoli sono presenti.

La scala

In una cartina topografica la scala è la proporzione fra le reali dimensioni del territorio e la sua rappresentazione grafica. Si rappresenta con “1:X”, frazione che indica che ogni centimetro sulla cartina corrisponde a “X” metri delle dimensioni reali del luogo disegnato. Alcune delle più usate per la montagna hanno scale di 1:25.000 (un centimetro corrisponde a 250 metri nella realtà) o 1:50.000 (un centimetro corrisponde a 500 metri). La distanza non corrisponde al 100% a quella reale (spesso un po’ più alta), perché è espressa in linea d’aria.

Le curve di livello

Oltre alla scala, sulla cartina topografica sono presenti delle linee marroni che simboleggiano le caratteristiche del territorio. Si chiamano curve di livello, dette anche isoipse (se si sviluppano sopra il livello del mare) o isobate (se si trovano al di sotto di esso). Il numero presente vicino a una di queste linee indica la distanza dal livello del mare. Seguendo una isoipsa con accanto un “2500”, per esempio, si possono individuare tutti i punti del territorio situati a 2500 metri dal livello del mare.

Le curve di livello sono disegnate ad anelli chiusi e sono classificate a intervalli che, a seconda dei casi, possono essere di 100, 150, 200, 250 metri o ancora superiori. Ne esistono tre tipi diversi:
• Le direttrici sono quelle più scure e grosse, riportano l’informazione sulla quota e distano tra loro 100 metri sulla verticale;
• Le intermedie sono più chiare e non riportano l’informazione della quota;
• Le ausiliarie, infine, sono tratteggiate e non riportano l’indicazione di quota.

La presenza di tante curve l’una vicina all’altra indica un’area in cui la pendenza è ripida. Quando lo spazio tra una linea e l’altra è maggiore, allora ci si trova in una zona in piano o nella quale è presente solo una lieve pendenza. Poiché il paesaggio non è sempre costante, le curve di livello principale possono essere alternate ad altre intermedie, utili per evidenziare eventuali dislivelli, e da alcune concave, usate per indicare un avvallamento, o convesse, per rappresentare un dosso.

I simboli e l’importanza della legenda

Su una cartina topografica non mancano neppure altri simboli che possono essere usati per rappresentare specchi d’acqua, zone naturali (come boschi, prati e ghiacciai), numeri dei sentieri, itinerari sciistici strutture create dall’uomo, come rifugi e ferrovie. Poiché ogni cartina è un po’ diversa dall’altra, conviene sempre affidarsi alla legenda presente su ciascuna di esse per prendere confidenza con questi elementi e imparare a riconoscerli a colpo d’occhio.

Photo by Pinpin licensed under CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.en)

I colori della cartina topografica

A restare sempre uguali, invece, sono i colori presenti sulle cartine topografiche. Sono piuttosto intuitivi e aiutano a capire con facilità cosa si trova in ogni area del territorio. Ecco uno schema:
Blu: si usa per indicare i corsi d’acqua, i mari e i laghi;
Verde: indica le aree boschive e i parchi naturali;
Rosso: rappresenta le strade principali tramite delle linee;
Nero: indica le strade secondarie tramite delle linee più sottili. La presenza di un rettangolo nero, invece, rappresenta una casa. Gli edifici grandi sono rappresentati sempre in nero, ma con le loro dimensioni reali;
Marrone: si usa per le curve di livello e l’altitudine;
Rosso e grigio: possono essere usati per indicare le aree urbane.

Alessandro Bolzani

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