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Come ha fatto Annibale ad attraversare le Alpi con gli elefanti

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Federico Liberi

La seconda guerra punica contrappose la Repubblica Romana a quella che allora era l’altra grande potenza del Mediterraneo: Cartagine, un’antica città situata nell’attuale Tunisia.

Per contrastare la minaccia romana, Cartagine si rivolse al suo più grande generale, il leggendario Annibale, che escogitò un piano audace: avrebbe attraversato le Alpi per colpire per primo in Italia, ma come ha fatto, visto il suo esercito composto da 70.000 uomini, 20.000 cavalli e 37 elefanti, a compiere questa impresa?

Ecco come ha fatto Annibale ad attraversare le Alpi

Il percorso preciso che Annibale fece attraverso le Alpi è stato dibattuto per più di 2.200 anni. Ma la ricerca basata su antichi depositi di escrementi animali, suggerisce che i Cartaginesi potrebbero aver attraversato il Col de la Traversette, uno stretto passaggio nel sud-est della Francia lungo il confine con l’Italia che si trova a circa 7.700 piedi di altitudine.

Quando l’esercito di Annibale raggiunse finalmente le Alpi alla fine di settembre o all’inizio di ottobre del 218 a.C., l’inverno si stava avvicinando rapidamente e c’era poco tempo da perdere.

Immagine | Photo by Luca Bergamasco licensed public domain (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?search=Col+de+la+Traversette&title=Special:MediaSearch&go=Go&type=image) – Gentechevainmontagna.it

Due secoli dopo Livio, che per il suo racconto attingeva a un precedente racconto cartaginese, immaginò la scena descrivendola in questo modo: “La terribile visione era ora davanti ai loro occhi. Le vette torreggianti, i pinnacoli innevati che si slanciano verso il cielo, le rozze capanne aggrappate alle rocce, le bestie e il bestiame avvizzito e riarso dal freddo, le persone con i loro capelli selvaggi e sfilacciati, tutta la natura, animata e inanimata, rigida per il gelo: tutto questo, e altri spettacoli l’orrore di cui le parole non possono esprimere, hanno dato un nuovo taglio alla loro apprensione”. Dunque, anche Annibale e i suoi uomini si accorsero subito della difficoltà dell’impresa.

Dopo aver affrontato duri combattimenti con alcune tribù del Nord Italia, duranti i quali Annibale perse diversi uomini, finalmente, il nono giorno, la spedizione arrivò sul punto più alto delle montagne, dopo il quale sarebbe stato tutta discesa.

Sfortunatamente per i Cartaginesi, la discesa fu ancora più ripida e difficile rispetto alla salita. Secondo lo storico greco Polibio in quelle condizioni “era impossibile per un uomo tenersi in piedi”, aggiungendo che “il minimo inciampo significava una caduta, e una caduta uno scivolo, così che c’era una confusione indescrivibile, uomini e bestie che inciampavano e scivolavano l’uno sull’altro”.

I cartaginesi, però, arrivarono in fondo, dove faceva più caldo e le condizioni erano decisamente meno rigide. Annibale era riuscito a portare a termine la sua impresa, anche in un tempo decisamente breve: solamente 16 giorni. Trascorse gli anni successivi combattendo i romani sul proprio territorio, sconfiggendoli ripetutamente e infliggendo pesanti perdite, ma senza riuscire ad attaccare Roma.

In conclusione, Annibale fu richiamato per difendere Cartagine dai romani, che lo sconfissero nella battaglia di Zama nel 202 avanti Cristo. La sconfitta nella seconda guerra punica pose effettivamente fine alla sfida di Cartagine contro Roma e, mezzo secolo dopo, i romani distrussero la città e rivendicarono il territorio cartaginese come parte del regno romano. Tuttavia, molto tempo dopo che l’impero per cui aveva combattuto era stato in gran parte dimenticato, Annibale è sempre stato ricordato per l’audacia della sua marcia attraverso le Alpi.

Federico Liberi

Sono laureando in Psicologia dei processi sociali all’Università di Roma “La Sapienza”. La mia più grande passione insieme alla scrittura è il calcio, ma mi piace rimanere informato sullo sport a 360 gradi oltre che sull’attualità e la politica. Nel 2020 è stato pubblicato su Amazon un mio saggio sulla Programmazione Neuro-Linguistica

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