Foto | Instagram @ javenestom
La storia di Tommy Javenes, un escursionista di Stony Point (nella contea di Rockland, New York) con una passione enorme per lo sport, ha dell’incredibile. Nel 2015, in seguito a una terribile caduta da dodici metri di altezza, ha rischiato la paralisi totale e non è morto sul colpo solo perché lo zaino che indossava gli ha riparato la testa. L’impatto ha gravemente compresso le vertebre 4,5,6 e 7, rischiando di costringerlo per sempre su una sedia a rotelle, come avvenuto per l’attore Christopher Reeve, noto soprattutto per aver interpretato Superman negli anni settanta e ottanta. Il chirurgo che l’ha operato in seguito all’incidente ha messo in chiaro fin da subito che tornare a dedicarsi all’escursionismo sarebbe stato fuori discussione. Ma chiaramente non aveva messo in conto due fattori: la fortuna di Javenes e la sua dedizione incrollabile.
Pur avendo la mano destra e la gamba sinistra compromesse, Javenes ha scoperto di poter camminare ancora per svariati chilometri e di riuscire persino a correre (a volte essere inseguiti da un tacchino arrabbiato può avere dei vantaggi!). È così riuscito a tornare a dedicarsi alle escursioni, riottenendo un po’ di normalità nella sua vita, stravolta non solo dall’incidente, ma anche dalla scomparsa della moglie, morta sette mesi prima della terribile caduta a causa di un tumore al cervello. Il 53enne ha iniziato a dedicarsi alla sua attività preferita con una rinnovata determinazione, spingendosi a raggiungere dei risultati sempre più sbalorditivi.
Dieci mesi dopo la delicatissima operazione, l’escursionista ha persino partecipato a una corsa in montagna impegnativa (la North Face Challenge), portandola a termine in 11 ore e mezzo, impresa che ha ripetuto l’anno successivo. Inoltre, ha ripreso ad affrontare una delle sue escursioni preferite, quella che lo porta ad attraversare Anthony’s Nose, la montagna dalla quale è caduto nel 2015. Quasi ogni giorno è possibile trovarlo lì, intento a sfidare i suoi limiti salendo e scendendo più volte dal picco. Il suo record personale è di 16 “viaggi” nell’arco della stessa giornata e il minimo è tre. L’anno scorso si è posto l’obiettivo di affrontare il percorso almeno cento volte al mese. Di recente è arrivato a quota 1366 in meno di dodici mesi, grazie anche alle 163 escursioni sul monte affrontate a dicembre. “Ogni giorno penso a tutte le persone ricoverate all’Helen Hayes Hospital e a quel che darebbero per poter affrontare anche una singola escursione”, ha dichiarato in un’intervista che ha fatto luce sulle motivazioni che lo spingono a mettersi alla prova in modo simile.
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