Ferrata Corna di Caspai

Bella e difficile ferrata nelle valli bresciane, a cavallo tra Val Trompia e Val Sabbia.

L’ultimo pezzo prevede una variante difficile, da affrontare solo se si è arrivati al relativo bivio con ancora una buona dose di energie, ed una variante più facile.

Da non sottovalutare la variante difficile, soprattutto in considerazione del fatto che la via ferrata è piuttosto lunga.

dal sito Kompass

Si lascia l’auto a Lodrino, oltre il ristorante Genzianella: salendo, si raggiunge una curva a gomito (via Capriolo) dove è possibile parcheggiare.

Da qui si prosegue a sinistra sulla strada asfaltata, passando in mezzo alle ultime case del paese (attenzione alle processionarie!), seguendo i segni verdi ed i cartelli e si svolta poi a destra in via Monte Palo.

Ad un certo punto la strada termina e prosegue in una forestale (sbarra all’accesso). Si segue anche questa sino ad arrivare ad un grosso tabellone con le indicazioni per la ferrata. A questo punto si lascia la strada forestale e si prende il sentiero che se ne stacca verso sinistra, inerpicandosi nel bosco.

Si arriva così all’attacco della ferrata (30′ dal parcheggio, 200D+).

La via ferrata parte subito con una bella parete verticale e nessun appoggio per i piedi. La roccia però è buona e ci sono alcune tacche da sfruttare.

Si procede per tutta la ferrata alternando passaggi atletici (con pochi e scomodi pioli) a cengie e tratti di sentiero erboso.

La ferrata presenta 4 vie di fuga: 3 prima dell’inizio della variante difficile, l’ultima a metà di questa variante.

Lo sviluppo di questa ferrata è prevalentemente orizzontale, tanto che – a fronte dei 4 chilometri di lunghezza – l’ascesa è di meno di 300m.

Valutare bene le forze rimaste, prima di affrontare la variante difficile dell’ultimo pezzo, perchè occorre essere rapidi, atletici e sicuri negli appigli.

Molto carino, nella terza lunghezza della variante difficile, il passaggio nel piccolo camino.

Rientro dal passo della Cavada e dal Sentiero degli Alpini (3,10 km, 1h30′).

   

 

Indicazioni per le vie di fuga

 

Anello S. Cristina – Seceda – Rifugio Firenze

Si parcheggia la macchina al parcheggio Praplan-Cristauta di Santa Cristina Valgardena, che si trova già a un’altitudine 1700m. Da qui si imbocca il sentiero numero 4, che si snoda nel bosco per i primi 2.5km (~45 minuti), per poi arrivare ai pascoli costellati di piccole malghe e baite, sovrastati dal Seceda e dalle Odle. Qui troviamo anche il bivio per andare a visitare il Lago Santo, noi continuiamo per altri 3.5km (~1h15′) fino a cima Seceda (2500m).

Dal Seceda si gode di un bellissimo panorama su Val di Funes, Odle, gruppo del Sella, Sassolungo e Sassopiatto, Catinaccio e Sciliar.

Dal Seceda scendiamo poi seguendo le indicazioni per Malga Pieralongia (2900m), raggiungibile in un’ora circa, e quindi proseguiamo, ancora in discesa per 40 minuti, fino al Rifugio Firenze (2040m).

Dal Rif. Firenze possiamo risalire fino alla Pieralongia, quindi seguire le indicazioni per il Lago Santo e Santa Cristina per tornare al sentiero n. 4, oppure possiamo scendere per altri 40 minuti, prendere a destra al bivio in direzione Col Raiser e arrivare alla Baita Gamsblut Hutte (20 minuti), che si affaccia sul sentiero n. 4, da percorrere fino al parcheggio (altri 40 minuti).

Prati verso il Seceda

Anello Sennes – Croda de Becco

Si parte dal parcheggio S. Uberto (molto affollato in estate), oltre Cortina. Prima tappa è malga Ra Stua, che si raggiunge comodamente con il sentiero che affianca la strada asfaltata. Dal parcheggio partono durante il periodo estivo delle navette che portano alla malga. 

Verso malga Ra Stua

Il gruppo di Fanes

Malga Ra Stua  

 

Dalla malga si prosegue dritto fino a Campo De Croce, ci si trova nel pieno della conca di Sennes.

Entriamo nella conca di Sennes

Le pareti che dovremo oltrepassare come prossima meta

Da qui si prende a destra il sentiero che inizia a salire e che porterà, attraverso i laghi Remeda Rosses, Pizo e Gran de Foses, con un continuo sali-scendi, fino al rifugio Biella (10km e 1000D+ circa).

Il sentiero lasciato dal Campo de Croce

Il lago Gran De Foses da lontano

Lago Gran De Foses raggiunto

Rifugio Biella e Croda De Beco

Dal rifugio la meta successiva, la Croda De Beco, è evidente. Si sale quindi lungo la dorsale della croda, uno sguardo indietro a rivedere il percorso fatto fino ad ora

Visuale sul percorso appena fatto

e si prosegue quindi fino a raggiungere la croce di vetta (2km e 500mD+ ca. dal rifugio Biella, 12km e 1500mD+ ca. totali). Dalla vetta il panorama è stupendo, la vista dall’alto del lago di Braies è rigenerante.

Visuale del lago di Braies dall'alto

 

Si ritorna quindi tramite la stessa traccia fino al rifugio Biella. Il dislivello maggiore ormai è fatto, ma siamo solo a metà giro. Dal rifugio Biella si segue la forestale fino al Rifugio Sennes (ci dovrebbe essere un taglio rispetto alla traccia gpx, che evita un paio di km).

Rifugio Sennes e Piccolo Col Di Lasta

Dal rifugio Sennes, saliamo quindi al Piccolo Col De Lasta (sullo sfondo), quindi torniamo sulla traccia principale e prendiamo a sinistra verso il Rifugio Munt De Sennes, che ci lasciamo alle spalle seguendo i bolli rossi sul terreno (non molto evidenti) che ci portano a scendere sotto al Gran Col De Lasta, e quindi risalire fino al rifugio Fodara Vedla. Dal Rifugio Fodara Vedla seguiamo nuovamente la strada bianca che, prima in piano e poi con una serie di tornanti in discesa, ci riporta al Campo De Croce. Da qui a ritroso fino a Ra Stua, dove però invece che scendere per il sentiero fatto all’andata, ci teniamo a sinistra della strada asfaltata, attraversiamo la cascata che si trova subito dopo il parcheggio della malga, e prendiamo il sentiero che, rimanendo a quota 1700 per quasi tutta la sua interezza, ci riporta, con un canale finale da percorrere in discesa, a meno di 1km dal parcheggio S. Uberto, termine dell’escursione.  

GTE completa con ferrrata Monte Capanne – 3gg

Grande traversata Elbana in 3 gg. Ultima tappa con variante per salita su Monte Capanne con ferrata

Prima tappa
Cavo – Porto azzurro (20 km, 1100 D+ ca)

Seconda tappa
Porto Azzurro – Procchio (20 km, 600 D+ ca)

Terza tappa
Procchio – Pomonte (20 km, 1300 D+ ca)

Prima e terza tappa molto belle, seconda tappa un po’ più monotona.

Anello di San Pasquale a Monte Sant’Angelo (Gargano-Puglia)

L’itinerario attraversa il paesaggio rurale storico dei terrazzamenti del Gargano.
Ricco di testimonianze della vita “rupestre”, quali eremi in grotta, case-grotta, trappeti scavati nella roccia, sistemi di raccolta delle acque piovane, è rivolto a chi cerca un itinerario “completo” che sia sia di interesse storico che botanico.
Qui, infatti, è possibile trovare anche diverse piante rare ed endemiche.
Il percorso è panoramico sul mare del Golfo di Manfredonia e abbastanza impegnativo, con pendenze notevoli a tratti: all’andata è prettamente in discesa, viceversa in salita al ritorno.

Monviso 3841

Partenza da Castello (Pontechianale) in Val Varaita. Si prende il sentiero che risale il vallone di Vallanta. Giunti al bivio poco dopo Grange del Rio svoltare a destra e per la ripida mulattiera, al bivio successivo svoltare nuovamente a destra fino a raggiungere il bivacco Alessandra Boarelli.

Da qui costeggiare il lago e seguendo i bollini gialli raggiungere il bivacco Andreotti, dove non si può dormire, in quanto utilizzato solo per le emergenze dal soccorso alpino.

Qui, per chi vuole, ci si può imbragare per proseguire la salita in conserva, sempre seguendo i segni gialli fino alla vetta.

Ritorno per il percorso di andata.

Si può fare la gita anche in due giorni, dormendo al bivacco Boarelli. 

Monte Sole da Marzabotto

Lasciata l’auto a Marzabotto si prende il sentiero 132 che costeggia il fiume Reno e poi comincia a salire lungo Via Sperticano e poi lungo il Sentiero del Postino. Si prosegue per il sentiero n. 100 fino alla cima di Monte Sole e si prosegue per percorrere il piccolo anello tornando verso Caprara sulla Via della Lana e della Seta.

  

Si prosegue su Via Casaglia e si scende su Via San Martino fino a raggiungere di nuovo il sentiero 132. Da qui si torna a Marzabotto per lo stesso tragitto dell’andata.

  

 

Da Brento ai Prati di Mugnano e ritorno salendo in cima a Monte Adone

Si parte dal parcheggio del Circolo Monte Adone a Brento. Si sale per Via Valleverde e si segue il sentiero 912 finchè ci si immette sulla Via degli Dei.

  

Si segue il tracciato della Via degli Dei fino ai Prati di Mugnano.

  

Si torna indietro seguendo lo stesso percorso fino al Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica Monte Adone. Qui si prosegue sul tracciato della Via degli Dei salendo in cima a Monte Adone.

  

  

Si scende verso Brento continuando per la Via degli Dei e si torna al parcheggio.

Pianoro – Monte Calvo

Si parte dal parcheggio e si comincia a salire per Via di Riosto. Al terzo tornante si gira a sinistra per Via della Collina e si segue il crinale (sentiero 821). Attenzione nell’attraversare Via Donini.

  

Si prosegue poi imboccando il sentiero 819 sulla sinistra.

  

Si gira subito a destra, si sale il ripido sentiero 817A e si raggiunge la cima della montagna da dove si gode di uno stupendo panorama a quasi 360 gradi.

  

  

Si ridiscende il sentiero 817A e poi si svolta a destra sul sentiero 819 per scendere a Carteria.

  

Si attraversa Via Nazionale e dal parco di Carteria si imbocca il percorso ciclopedonale del Parco Fluviale del Torrente Savena fino a Pian di Macina. Si sale per Via Negroni, si attraversa di nuovo Via Nazionale e passando per Via dell’Artigiano e il Parco del Ginepreto si torna al parcheggio.

Rocca la Meja

Si sale in macchina tutta la Val Grana, arrivati al santuario di San Magno si gira a destra su una stretta strada asfaltata che porta al rifugio Fauniera, si prosegue in macchina fino al colle Fauniera e poi al Colle Valcavera, dove si lascia la macchina.

Da qui si prosegue a piedi, seguendo il sentiero che porta al Col Ancoccia. Si prosegue lungo il pianoro fino alla base di Rocca la Meja.

Da qui in poi è consigliabile indossare un caschetto, perché la roccia è instabile e visto che è una meta molto frequentata ci sono spesso cadute di pietre.

La via è molto evidente, ci sono alcuni passaggi con catene ma niente di troppo difficile.

Il ritorno segue il percorso di andata.

Rifugio Brioschi da Pasturo – andata per la via invernale, ritorno per la via estiva

Escursione impegnativa al Grignone (Grigna Settentrionale) da Pasturo.

Circa 5h l’andata dalla via invernale (muro del pianto). Circa 3h il ritorno dalla via estiva.

Si posteggia l’auto in uno dei numerosi parcheggi di Pasturo e ci si incammina su sentiero lastricato verso l’Alpe Cova e il Rifugio Antonietta al Pialeral dove si giunge in circa 1h45′.

Si prosegue prima lungo la traccia e poi risalendo gli ampi pendii erbosi sino ad arrivare al Bivacco Riva-Girani (3h dalla partenza, 1h dal Rifugio Pialeral).

Qui una breve sosta per riprendere le energie prima di attaccare il Muro del Pianto.

Al termine del Muro, si calzano i ramponi e si percorre la cresta innevata che conduce alla croce della Grigna Settentrionale. Qualche metro più avanti e più sotto siamo finalmente al Rifugio Brioschi (in gennaio aperto solo nel weekend).

Si prosegue dritto verso la Grignetta (facendo attenzione perchè c’è ancora tanta neve) e si ritorna per la via estiva in cui, come suggerisce il nome, trovandosi all’ombra, la neve è molto più abbondante che sulla via invernale. In molti punti si sfonda e si fa fatica a procedere, meglio tenersi il più possibile sulla traccia.

All’altezza del Rifugio Pialeral, il percorso di ritorno si riunisce a quello di andata e, così facendo, si ripercorre a ritroso il sentiero fatto la mattina, fino a ritornare a Pasturo.

Il lago è ancora abbastanza ghiacciato

 

Pizzo dei Tre Signori da Ornica (invernale)

Escursione media nelle Alpi Orobie.

Andata circa 4h con pause. Ritorno circa 2h30′

Si lascia l’auto a Ornica (ultimo parcheggio del paese) e ci si incammina lungo il torrente verso la val d’Inferno.

La si risale passando prima davanti all’agriturismo Ferdy, alla Baita Ciarei (1610m) e poi alla pittoresca Baita Ciadù.

Si risale, per ripido sentiero, tutta la val d’Inferno, ignorando i canaloni a sinistra e puntando in direzione della Sfinge e della Bocchetta d’Inferno.

Da qui, si prende il sentiero che sale a sinistra e, rapidamente, su neve, ci posta a zigzag alla cima del Pizzo Tre Signori.

Ritorno per la via di andata.